“Caos nella mia Gabbia Cognitiva”

Art. Scritto il 12/09/2011

Corso: Mass Media     NABA a.a. 2011/2012

Docente Francesco Monico

LE RELAZIONI UMANE COME ESTENSIONI DEL SE’

Tesi di fondo:

L’uomo è così facilmente influenzato da qualsiasi “estensione” di se, da vedere il mondo e la realtà in base a questo: ogni media[1], che sia l’alfabeto, stampa, computer, o relazioni umane, cambia la nostra idea di mondo, e la nostra percezione della realtà. Per questo le relazioni sono così influenti, chi ci è vicino rappresenta un’estensione, ci fa vedere il mondo e la vita in un modo piuttosto che in un altro, è banalmente importante, allora, scegliere bene.

Punti principali:

- Realtà Virtuale in che senso.

- La scimmia che inventa storie.

- Il limite nella linearità culturale.

- Influenza sociale.

- L’alienazione nell’estensione.

Negli ultimi anni si sono aperte varie discussioni riguardanti il tema della “Realtà Virtuale”: mondi creati dai programmatori, sfruttando la rete e la categoria dei Social Network, per condividere interattivamente Spazi virtuali, ovvero generati dal calcolatore computer. Allora possiamo benissimo considerare Realtà Virtuale qualunque calcolo effettuato dal cervello umano, tanto che studi come quelli di David Daush definiscono ogni esperienza umana “una realtà virtuale generata dal nostro cervello, come simulazione imprecisa percepita dai nostri sensi.”

L’uomo cerca di dare risposte, e di conoscere. Conoscere è un procedimento, un allenamento, e una forma di esperienza e di “scultura” sinaptica[2]: Nei primi anni nella nostra esistenza, il cervello è scolpito  dalle esperienze, e molti dei neuroni presenti vengono eliminati poiché poco o per niente utilizzati. Il nostro cervello è usato solo in parte, e per quanto l’uomo si senta l’essere superiore per eccellenza non riesce a visualizzare al 100% ciò che lo circonda, forse è per questo destinato ad una vita di stress psicologico, in quanto limitato da se stesso.

L’evoluzione umana si è basata sempre sullo sviluppo attraverso l’uso di mezzi che trasformassero la realtà in qualcosa di accessibile per superare quei famosi limiti. In verità da sempre la tecnologia ovvero i mezzi usati, ci hanno condizionato in maniera tale da divenire noi creazioni dei mezzi stessi.

Questi concetti detti in maniera molto sintetica, sono la base di quello che accade anche in ogni rapporto umano: Essendo animali sociali, abbiamo la forte necessità di condividere l’esistenza. Quando si parla di condivisione si sott’intende il valore di scambio, non solo ad un livello superficiale ma a livello emotivo quanto sensoriale.

Rimanendo sempre nelle definizioni convenzionate dalla tecnologia alfabetica, diremo che per relazione intendiamo: “Rapporto che intercorre tra due o più individui, che si può basare su sentimenti (come amore, simpatia, amicizia) come anche in base a passioni condivise e/o ad impegni sociali e/o professionali. Le relazioni sociali hanno luogo in ogni contesto umano: dai rapporti di amicizia, alla famiglia a qualsiasi forma di aggregazione umana.”[3]

La disciplina chiamata psicologia, ha definito Influenza sociale, quella che noi stiamo spiegando come estensione sensoriale e metafora, considerando i rapporti umani in questo modo. E’ scientificamente definita come una pressione che il gruppo esercita sui singoli alterandone percezioni, opinioni, atteggiamenti e comportamenti. Situazione naturale nell’ambiente sociale in cui l’animale uomo si trova quotidianamente. La stessa politica si costituisce di queste regole, e studi come quello di Noam Chomsky definiscono la democrazia ricca di questo elemento comportamentale, influente sull’uomo attraverso la propaganda e l’influenza socio-relazionale, in cui la popolazione si suddivide in parte specializzata e parte rozza, dove la prima deve condizionare e domare la seconda attraverso il consenso democratico.[4]

Stringendo il cerchio, e limitandoci a situazioni quotidiane non per forza politiche piuttosto che generali, se consideriamo il cerchio familiare, possiamo accorgerci di quanto ogni personalità sia soggetta a scambi a livello emozionale. La comunicazione è stata studiata anche a livello semiotico, definendo comunicazione anche laddove sembra non esserci, tanto che “non si può non comunicare”[5]: Il singolo gesto, sguardo e presa di spazio, rappresentano comunicazione. Questo può sembrare un ragionamento scontato, eppure quante volte durante la crescita riflettiamo,  cerchiamo l’errore in un rapporto che non funziona. In realtà è facile dimenticare che siamo individui singoli, con codici di codificazione talmente unici e personali, che non sempre è possibile farli coincidere perfettamente, non è allora così scontato che il sentimento dell’amore sia in un rapporto, condizionato da mille altri fattori, codici, e metafore, in quanto lo stesso sentimento fa parte di un’estensione, che continuamente ci cambia e genera qualcosa di diverso, solo perché siamo creatori di continue realtà virtuali.

Lo studio di grandi critici come Marshall McLuhan, ci porta a riflettere su come l’individuo soa un essere libero in apparenza, definito dalle strutture simboliche che ha creato durante la sua storia, che a causa di queste stesse strutture, noi viviamo in una maniera molto lineare. Linguaggio, media, paradigmi culturali, valori sociali e morali, miti religiosi e valori economici sono convenzioni e strutture create dall’uomo e dalle sue estensioni.

L’approccio critico che sto cercando di utilizzare, pretende che la mia gabbia sensoriale,  lavori insieme alle classiche estensioni di me, e comprenda il vortice nel quale l’uomo cresce e del quale cerca di superare i limiti meccanici, attraverso un’efficace traduzione[6]. In questo difficile quadro, vedo l’evoluzione di una specie che cambiando in ogni metafora creata, ha istituito talmente tante regole e valori dal quale è difficile uscire, sempre se è giusto o no farlo, senza uscir di senno e sentirsi uno scimmione senza peli che inventa storie per convenienza, tra paradossi e sincretismi.

Se sosteniamo quindi che la realtà, è solo una parola il cui suono per filosofi greci come Protagora[7] piuttosto che Gorgia[8], è insignificante, per me diviene un’immagine sconosciuta che cambia a seconda del mezzo metaforico che uso, e in maniera più concreta e vicina ai miei canoni inculcati dalla famiglia e dalla cultura, e da chi ho vicino. Proprio il fatto che il mio io ha un punto di vista tale, è dovuto al percorso cognitivo fatto, e dalle relazioni umane condivise. Per questo posso sostenere che la condivisione relazionale a livello mentale ancor più che fisico, sia di valore metaforico quanto un qualunque altro Mass Media o Staple[9].

Ogni limite culturale fa parte della prospettiva alfabetica. L’uomo è educato a guardare la vita su una linea del tempo storica tale da limitare lo sguardo. E’ forse davvero solo l’artista colui che percepisce in anticipo gli effetti sulla propria gabbia cognitiva, riuscendo già dalla fine dell’800 a guardare il mondo in maniera definita appositamente Surreale, scomponendo quello che era uno schema fisso comprensibile.

La leggerezza con la quale si continua a considerare l’arte in ogni sua espressione, la ritengo a questo punto una forma di ignoranza, alla pari di coloro che ritengono una disciplina leggera e quasi futile la psicologia. E’ forse l’arte intesa come espressione pittorica, piuttosto che fotografica, musicale, o filmica, che lascia all’individuo la libertà espressiva subconscia, lasciando che i propri sensi si immedesimino con la natura, con l’astratto e l’indefinito, come un’alienazione positiva; lavoro che in qualche modo svolge la psicologia, disciplina che aiuta la difesa dal diverso e narcotizza la capacità dell’uomo di vedere il presente e accettare inconsciamente le continue metamorfosi del cosiddetto reale.


[1] Media come Metafora attiva, secondo le teorie di M.Mcluahn

[2] Daniel Goleman – “Sinapsi ed emozioni”

[3] Da Wikipedia Enciclopedia Libera

[4] Noam Chomsky “Il potere dei media”

[5] Primo assioma della comunicazione della scuola di Palo Alto

[6] Processo di interpretazione definito da I.A.Richards.

[7] “L’uomo è la misura di tutte le cose: in quanto le cose appaiono a me, tali sono per me, in quanto le cose appaiono a te, tali sono per te”

[8] “La realtà non esiste, perché non è comunicabile.”

[9] Per staple si intende la definizione di Harold Innis, riguardo elementi alla base dello sviluppo di ogni stato, economia e valore sociale di un’epoca.